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Nonluoghi. Perché ad Augé non piacevano i centri commerciali

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La città moderna può essere considerata, in termini antropologici, come una geografia strutturata. Una rete di connessioni, cioè, in cui le comunità umane sono suddivise e interconnesse in modo molto labile grazie a degli spazi – dei nodi – concepiti quasi solo per lo svolgimento di una funzione specifica. Questi nodi nella rete urbana moderna sono ciò che l’antropologo ed etnologo Marc Augé ha raccolto sotto l’etichetta di “nonluoghi”.

Per Augé, un luogo è tale in funzione di tre caratteristiche: identità, relazione e storicità. Un luogo deve, quindi, essere in grado di definire l’identità di chi lo vive, deve stabilire una reciprocità fra i rapporti degli individui che vi si trovano e deve essere un riferimento per coloro che vi riconoscono le proprie radici storiche. Tutte le città antiche erano costituite da luoghi ben connessi, da cui gli individui desumevano significati profondi in grado di definire il loro ruolo e la loro appartenenza. Erano la semplice casa ed il palazzo di potere, lo stadio antico ed il mercato, il porto e la prigione, ecc.

Nella visione di Augé, invece, la modernità si è imposta anche attraverso la creazione di un altro tipo di spazi, strutture ed edifici votati al transito, al commercio, al trasporto, alla cura sanitaria, che non offrono più le caratteristiche identitarie, relazionali e storiche del passato. Ma è all’interno di queste strutture che la maggior parte di noi trascorre le proprie vite. Sono spazi in cui gli scambi avvengono in maniera meccanica e muta, concepiti per un utente medio e che quindi ci portano a comportarci come un utente medio. Sono i nonluoghi.

auge

Nel nonluogo, ognuno è medio, la personalità è annullata e le interazioni sociali sono puramente funzionali. La misura che domina è quella standard. Di conseguenza, non c’è spazio per chi non ha le carte in regola o per chi è fuori dagli standard: ciò provoca una divisione molto forte fra coloro che cercano di conformarsi e coloro che non vogliono farlo o non possono farlo – è il caso dei rifugiati.

I nonluoghi sono anche una forma di affermazione del mondo globalizzato. Tutti identici fra loro, eppure tutti leggermente diversi, offrono immagini e suggestioni che vorrebbero narrarci le caratteristiche fra le varie culture in cui ci veniamo a trovare, ma che in definitiva riducono le differenze culturali al mero concetto di tipico e tradizionale. Pensiamo ad esempio al tipo di ristorante che possiamo trovare in un centro commerciale italiano, cileno, filippino o giapponese.

Il nonluogo, in conclusione, impoverisce l’esperienza umana perché è concepito per arricchire l’esperienza funzionale e commerciale. Il nonluogo è l’esatto contrario della piazza, in cui le persone si incontrano per chiacchierare, giocare con i figli, leggere un libro, fare una passeggiata e tutte le altre attività che contribuiscono a rafforzare i rapporti umani, mettendo in risalto le differenze che li arricchiscono.

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